Sostare / So stare

——— Mi sono guardata tutto d’un fiato “Strappare lungo i bordi”. Descrive in maniera sarcastica e totalmente reale la vita adolescenziale. Ho riso per gran parte delle sei puntate ma sapevo che dietro quel sarcasmo, dietro quelle metafore c’era un messaggio più ampio. È una serie versatile, chiunque la guarda può trovarci un pezzetto di sé dentro, quel dialetto romano magistralmente scritto che amplifica il messaggio e te lo fa arrivare fin dentro le ossa ti fa rendere conto che Zero lo sei stato anche tu in qualche momento della tua vita, e probabilmente molto tempo oltre la fase adolescenziale. Parla di paura di scegliere, di sbagliare, della paura delle conseguenze di queste scelte, di come cresciamo con la convinzione che dobbiamo rientrare in determinati bordi, i confini del nostro essere e di quello che abbiamo deciso o che hanno deciso che dovremo essere.

Ecco, descrive quanto diamo importanza ai bordi e quanto invece inutili e dannosi a volte possono essere e di come ogni attimo della nostra vita è condizionato da questo. Ci hanno insegnato che se ci comportiamo bene, se seguiamo tutte le regole, se rimaniamo dentro i bordi verremo amati, verremo rispettati, avremo successo nel lavoro, avremo una vita serena ma la verità è che non è così. Niente di più falso. Tutte quelle regole, il rimanere dentro i bordi, non ti garantisce l’immunità. Significherebbe credere che chi soffre, chi ha una vita difficile è perché se l’è cercata, che la violenza ha un fondamento, che le discriminazioni hanno cognizione, significherebbe pensare che se resti immobile le cose si sistemano e che col tempo si risolvono. Significherebbe credere che esiste una ricetta per la felicità, che se segui tutti i passaggi entrerai nella squadra di quelli ordinati e il disegno iniziale è da mantenere intatto anche quando dentro non ci entri più.

“ Forse tutto questo sgomento nasce da un grande errore di valutazione che io per un sacco di tempo pensavo che se non strappavo più un cazzo, se tenevo tutte le bocce ferme immobili almeno non facevo altri danni. Solo che non funziona così, perché se tu tieni lo stesso foglietto di carta in mano per dieci anni pure se non lo strappi quello si ciancica, ti sudano le mani, sei fracico, lo pieghi a forma di ranocchia e il risultato è che dieci anni dopo in mano c’hai comunque una cartaccia da buttare, pure se hai giocato a fare la statuetta di cera”. 

È uno dei passaggi che mi ha smosso particolarmente perché diciamocelo, tutti, e se non proprio tutti gran parte, abbiamo vissuto quel periodo in cui siamo rimasti immobili. Piuttosto che sbagliare ci siamo fatti andar bene quello che avevamo davanti. Io l’ho fatto a lungo, anzi se voglio essere sincera l’ho fatto da quando ho iniziato a conoscere il mondo al di fuori della mia famiglia. Avevo deciso chi dovevo essere, ho fatto tutte le cose nel modo giusto, parlavo nel modo giusto, mi comportavo nel modo giusto, avevo il giusto aspetto eppure, ho commesso degli errori così grandi per me stessa che più cercavo di rimanere in quei bordi e più andavo alla deriva.

Ho conosciuto per lo più amori a senso unico, violenti a volte, che mi hanno tolto più di quello che mi hanno dato e mi rifiuto di credere che sia dipeso dalla mia capacità di stare o meno in quella sagoma tratteggiata in un foglio. Probabilmente anche loro non sapevano come stare nella loro. Paradossalmente questa necessità di avere una forma, di rientrare nello schema, non ti fa essere più profondo, è un meccanismo inconscio che non ti insegna a so-stare nei rapporti. A un certo punto però ho strappato, quando mi sono resa conto che lì sarei morta ho strappato. L’ho fatto così lontano dai bordi che mi ero disegnata addosso che per molto tempo sono stata una cartaccia stropicciata e lo sono stata fino a che non ho capito che da quei bordi così frastagliati e informi potevo sublimare. 

Alice: La cicatrice non passa, è come una medaglia che nessuno ti può portare via(…) Se andava via era un trasferello. È una cosa che fa paura, ma è anche una cosa bella, è la vita.

Questo lo impari col tempo, a trasformare le ferite in feritoie, perciò strappa più forte possibile, sbaglia, prova che il tempo è tiranno, pensi di averne fino a che ti accorgi di non averne più.