OLTRE la MALATTIA

———— Ieri sera, con una settimana di anticipo, Elena Santarelli ha affiancato Nicola Savino alla conduzione delle Iene. Un ruolo che le calza cosi’ a pennello, che qualcuno ai piani alti di Italia Uno dovrebbe pensare a renderlo permanente; qualcosa su cui riflettere magari per il prossimo anno. Lo stile di conduzione di Elena, rispecchia esattamente la persona dietro il personaggio pubblico, gentile, rassicurante, gradevole, ma soprattutto ironica al punto giusto.

Nonostante l’imprevisto dell’ultima ora di dover sostituire Ornella Vanoni, la showgirl era perfettamente a suo agio, in completa sintonia con il conduttore e con la risposta sempre pronta  alle ciniche battute della Gialappa’s Band. La sua professionalità e bravura hanno scandito magistralmente il ritmo della  puntata.  

Il momento del monologo è stato quello piu’ toccante ed intenso della serata. Parole commoventi e autentiche, che hanno emozionato profondamente il cuore di tutti. Elena non ha parlato della malattia subdola e distruttiva che ha colpito il figlio, ma dell’essere donna e madre durante e dopo il dolore. Di come i giudizi degli altri l’hanno fatta sentire sbagliata, sporca, inadatta. Della vergogna per aver provato a mantenere una parvenza di normalità familiare e per non essersi persa completamente nella sofferenza di quei giorni. 

Un racconto che parla, anche, della difficoltà di riprendere in mano la propria vita, nonostante le ferite profonde ed i sensi di colpa nei confronti delle mamme di chi, purtroppo, non ce l’ha fatta. Un invito a non lasciarsi annientare dalla malattia e dai giudizi, ed a non sentirsi delle mamme sbagliate, ma rivendicare, piuttosto, il diritto di poter tornare a vivere tutte le emozioni della vita. Uno sfogo liberatorio, contro gli sguardi di disapprovazione e l’insostenibile cattivo gusto di chi pensa di poter criticare la sofferenza altrui. 

Elena parla a tutte quelle mamme guerriere che, durante e dopo il calvario della malattia, spesso, non si sono sentite all’altezza; incoraggiandole a non abbattersi mai, a non sentirsi mai sole, e a non avere paura di vivere. 

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