Le ATTIVISTE di Pangea Onlus finalmente al SICURO

— Una settimana fa, iI mondo ha assistito incredulo allo sgretolarsi dei 20 anni dell’operazione militare occidentale in Afghanistan, capitanata dagli Stati Uniti. Un vero fallimento su tutti i fronti. I soldi investiti hanno arricchito produttori di armi, politici e generali afgani corrotti. L’evacuazione di stranieri ed alleati e’ tardiva e caotica.
Si e’ passati dalla sicurezza di avere la situazione sotto controllo, all’incertezza di poter portare tutti in salvo. Da giorni guardiamo, con angoscia e preoccupazione, le immagini di migliaia di afgani accalcati sulle mura di cinta dell’aeroporto nella speranza di essere salvati da un destino incerto. Impotenti leggiamo le storie inquietanti di chi, sapendo di essere in pericolo, nascosto, attende di ricevere i documenti e riuscire ad imbarcarsi su un volo.
Tra le tante storie, l’odissea delle attiviste, che per tanti anni hanno lavorato per Pangea, ha tenuto tutti con il fiato sospeso. Presenti nel territorio da 18 anni, la Onlus ha aiutato oltre 5000 donne con corsi di alfabetizzazione, formazione professionale, igiene e salute produttiva. Il loro lavoro ha permesso a moltissime donne di essere libere ed indipendenti.
Le 20 ragazze che lavorano nell’ufficio afgano, da quando i talebani sono saliti al potere, sono state catapultate in un incubo orribile. Hanno dovuto bruciare migliaia e migliaia di documenti, l’intero archivio contenente dati sensibili ed eliminare ogni ricordo di questi anni. Strazianti i messaggi pieni di paura, ricevuti giornalmente da questo gruppo di lavoro, barricato con le famiglie nei loro nascondigli. Per giorni hanno vissuto nel terrore, attaccate ad un sottile filo di speranza.
Sono stati momenti di sofferenza e apprensione, molti italiani si sono mobilitati con donazioni, preghiere e supporto. Dopo il disastroso primo tentativo di entrare in aeroporto, stamattina, finalmente, e’ arrivata la notizia che tutti aspettavamo da giorni. Tutta la famiglia di Pangea Onlus, e’ riuscita a trovare riparo dentro la zona aeroportuale, ed alcuni di loro sono già in viaggio per l’Italia.
Sono ancora tante le persone da salvare, ma oggi gioiamo di questa piccola vittoria.

