La dignita’ del dolore

— Il circo mediatico creato dalla trasmissione russa “Lasciali parlare”, che ha sfruttato, a favor di pubblico e ascolti, la storia di Olesya Rostov; ha indignato tutti. I programmi televisivi italiani hanno dichiarato pubblicamente il proprio sdegno, per la spettacolarizzazione del dolore di una madre che da 17 anni ancora non sa cosa sia successo alla figlia.
Hanno tutti puntato il dito contro le modalita’ dello show, innalzandosi a giudici e critici di un tipo di televisione che strumentalizza la sofferenza e le tragedie familiari.
La giovane russa, in cerca della madre, non era Denise Pipitone; ma la centrifuga televisiva, in cui suo malgrado, e’ stata catapultata Piera Maggio, ha il merito di aver puntato nuovamente i riflettori sul caso.
Oggi c’è una nuova indagine in corso, si stanno ripercorrendo diverse piste e rivalutando le investigazioni precedenti, nella speranza di essere vicini ad una svolta decisiva ed al ritrovamento di Denise. L’interesse mediatico si e’ infiammato; Mazara del Vallo è stata invasa da decine di giornalisti, ore e ore di dirette televisive su nuovi e vecchi indizi.
Piera e l’avv. Frazzitta conoscono bene l’importanza dell’interesse di stampa e media, presenziano in tv con dovuta e precisa selezione, per non lasciare che i riflettori si spengano. Ma ci sono programmi e programmi, chi fa davvero cronaca ai fini dell’indagine e chi fa spettacolo sui drammi.
Piera, in questi anni, nonostante l’agonia, ha sempre mantenuto la propria dignità e non si è mai piegata alla tv che sfrutta il dolore e fatta di sensazionalismi.
La mamma leonessa si e’ vista costretta a diffidare la trasmissione “Quarto Grado”, riservandosi la facoltà di querelare autori e programma, rei di non avere tutelato la sua persona, dalle parole, ritenute offensive, del giornalista Carmelo Abbate.
Con il solito decoro e la consueta fierezza, parla di squallore vergognoso, di comportamento schifoso, si sente denigrata e giudicata in pubblica piazza. Lei vittima che, da tanti anni, vive in un incubo, lei donna ferita nella dignità, lei madre che vuole ritrovare la sua bambina, e che non smetterà di combattere finché non riuscirà a riabracciarla.

