In NOME degli “SFIZI”

— Lo scorso Gennaio, Malika Chalhy, stanca di nascondersi, decide di confidare alla madre di essere omoessuale. I genitori la ricoprono di insulti deplorevoli, e la cacciano via di casa. A soli 22 anni, Malika si ritrova sola e senza niente. La storia e le parole crudeli dei genitori sconvolgono l’opinione pubblica. Inizia subito una gara di solidarietà per permetterle di poter prendere casa, comprare beni di prima necessità, pagare avvocato e psicologo. 

Mentre Malika viene risucchiata nel tritacarne mediatico, tra ospitate in diversi programmi, interviste, agenti ed ufficio stampa; nascono due raccolte fondi per aiutarla in questo momento di rinascita. Diventa la figlia di tutti, la paladina della lotta contro la discriminazione, il simbolo delle vittime di razzismo a causa dell’orientamento sessuale.  

Quello che doveva essere un piccolo fondo per aiutarla a rimettersi in carreggiata, raggiunge la cifra spropositata di ben 150.000 euro. La giovane, commossa da tanto supporto, promette di destinare parte della somma raccolta in beneficenza. Ma qualcosa non quadra, e Selvaggia Lucarelli scoperchia il vaso di pandora. Malika, fino a qualche giorno fa non solo non aveva donato nulla, ma aveva utilizzato una consistente parte delle donazioni per degli “sfizi”, come una Mercedes e un costoso cane di razza.  

Malika, all’inizio mente platealmente, poi appare presuntuosa ed arrogante, recriminando la libertà di spendere i soldi raccolti come piu’ le aggrada, e che la macchina e il cane, per lei, sono beni di prima necessità. Le scuse successive e le donazioni frettolose, risultano tardive e poco sincere. Le sue parole e le sue azioni hanno dimostrato la totale mancanza di rispetto nei confronti di chi ha fatto dei sacrifici per sostenerla. 

E’ vergognoso come, nonostante il suo comportamento ambiguo abbia svelato tanti punti oscuri nell’intera vicenda, i suoi followers su Instagram continuino ad aumentare. Prima o poi i soldi finiranno e le telecamere, che tanto ama, si spegneranno. Purtroppo abusando della generosità’ altrui ha minato la fiducia di molti benefattori, danneggiando pesantemente la credibilità delle raccolte fondi.

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Direttore Editoriale: Maurizio Sorge

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