Il deserto in casa

Nei paesi – di tutt’Italia e non solo – le saracinesche chiuse per sempre sono ormai molte di più di quelle miseramente ancora aperte.

Salvo qualche rara eccezione, anche i centri storici di tante città hanno subito la stessa sorte.

Una volta c’erano i centri commerciali che attiravano la gente prosciugando i portafogli: oggi fanno tristezza quanto il resto, anche loro trasandati nella desolazione dei giorni feriali, o nelle chiusure forzate anti-Covid dei festivi. 

Il nostro cruccio non è nella salvaguardia dei destini della categoria dei commercianti, i figli dei quali da tempo hanno capito che era meglio cercarsi un altro lavoro, comprendendo – poverini –  l’insensatezza di una eredità, a volte difficile pure da estinguere definitivamente.  

La sofferenza che noi patiamo – ed è sofferenza vera – è nella desertificazione delle nostre città, nella distruzione della vita sociale, delle relazioni che ci mancano, dei motivi stessi che ci spingono ad uscire di casa per un acquisto occasionale, per una spesa originale, per godere di una vetrina, per una necessità quotidiana, per rallegrarsi per un saluto : tutte cose che sono spesso solo un vago ricordo, se non le abbiamo ancora definitivamente perse.

La sabbia del dei deserti è entrata nelle nostre case. E non è questo quello che noi vogliamo.

Qualcuno mi dirà: caro vecchio mio, sei rimasto solo tu a pensarla così! Ma lo sai che non c’è un giovane under 25 che sia mai entrato in un negozio di qualsiasi tipo, o che senta l’esigenza di farlo per comprare qualcosa, perché dalla sua poltrona ordina col suo device e riceve tutto quello che vuole in poche ore, o al massimo il giorno dopo se proprio abita allo sprofondo?

Che dirvi? Lo so, sono forse l’ultimo romantico che si addolora di questa che io oso chiamare involuzione?

Una certezza però l’ho maturata: io non ce l’ho con chi compra on-line a danno dell’on-site, è un suo diritto ed è difficile negarglielo.

Io vedo un mostro che sta divorando tutto e tutti, una macchina da guerra capace di dettare regole in ugual modo ai suoi fornitori e ai suoi clienti, un soggetto al quale non frega niente dei milioni di prodotti che vende ai miliardi di clienti che ha, una potenza stratosferica che presto ci controllerà da capo a piedi, una testa pensante che ormai pensa per noi, facendo finta di pensare a noi. 

Il suo nome comincia per A. 

La prossima volta lo voglio impallinare…

SEMPRECONTRO