I genitori di Mike Bird (Michele Merlo) continuano la loro battaglia per sapere la verità. 

———– fonte:( Il Resto del Carlino) ———– Maria Vittoria CORASANITI ———-

Sono trascorsi sei mesi da quando ci ha la lasciato Mike Bird nome d’arte di Michele Merlo, a causa di un’ischemia celebrale, provocata da una leucemia fulminante. Cantautore ed ex concorrente di Amici, che con la sua voce lasciava una scia magica nel cuore. Un ragazzo semplice che attraverso la sua musica raccontava la sua vita, è mai si rispecchiava o nelle sue canzoni. Sulla sua morte però anela un velo di misteri, vi sono ancora troppi dubbi da chiarire. Il padre del musicista, Domenico Merlo vuole scoprire cos’è successo realmente, vuole capire chi deve rispondere delle proprie azioni.

Domenico qualche ora fa, ha rilasciato un’intervista al “Resto del Carlino”, in cui ha parlato del figlio, del dramma che hanno vissuto lui e la moglie, quel dolore che ancora oggi è impossibile superare. Michele aveva 28 anni, ed aveva ancora una vita da dedicare ai suoi affetti più cari e soprattutto alla sua carriera artistica. Una morte difficile d’accettare anche perché poteva essere evitata, ecco perché il padre è determinato nel portare avanti la sua battaglia. 

Ecco cos’ha raccontato al giornalista durante l’intervista:

Michele è stato rimbalzato da Cittadella a Bologna, bastava un emocromo per salvarlo. Gli venne prescritto un antibiotico, il giorno dopo il crollo. Ci fu un sanitario del 118 che diede a Michele del tossicodipendente”.

L’inchiesta è stata aperta e prosegue proprio perché Mike Bird non ha ricevuto in tempo le cure adeguate. Il caso gestito in primis a Bologna, è stato trasferito a Venezia, città natale del cantante. 

“Per me un colpo al cuore. Mi domando per quale motivo? Mi aspettavo che la Procura di Bologna andasse avanti, che i Nas accertassero eventuali responsabilità di quei sanitari che hanno visitato Michele. Oggi mi si dice che una volta arrivato all’ospedale di Vergato tutto era già compromesso. Bene, allora perché un dirigente medico del decimo piano del Maggiore, davanti al sottoscritto e a tutti i miei parenti, chiese scusa a nome suo e di tutta la categoria? Di cosa si scusò se non è venne sbagliato niente? Io e la mia famiglia non cerchiamo vendette, nemmeno soldi, ma la verità sì. Se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare e noi andremo fino in fondo”.

Per ora secondo le indagini portate avanti dagli inquirenti, i medici di Bologna non possiedono colpe connesse al decesso di Mike. Al momento invece sono indagati  operatori sanitari di Rosà e Cittadella. La colpa sta nell’aver sbagliato la diagnosi. Invece i medici di Bologna non avevano ormai nessuna possibilità per salvarlo. Sul giornale è stato scritto che Mike si recò all’ospedale di Cittadella il 26 Maggio perché stava male, poi andò dal suo medico di base a Rosà, e presentava un grande ematoma alla gamba. Il papà dice:

L’arto era interamente nero. Dopo tre ore di triage a Cittadella, dove rimase in attesa, andò via. Da casa spedì una mail allo studio del nostro medico di famiglia, gli venne risposto che non doveva inviare foto. Così si presentò di persona, gli fecero un massaggio e gli ordinarono alcuni farmaci”.

Il Resto del Carlino continua scrivendo:

Il 2 giugno andò al pronto soccorso di Vergato, qui gli venne diagnosticato una faringite e sulla valutazione l’Ausl viene scritto: evidenziate alcune criticità sotto il profilo organizzativo” al nosocomio, “ma non di particolare gravità”.

Il papà racconta:

Gli venne prescritto un antibiotico, il giorno dopo il crollo. Ma nonostante le sue condizioni ci fu un sanitario del 118 che diede a Michele del tossicodipendente. Tutto questo davanti alla fidanzata. Devono smetterla di sporcare l’immagine di mio figlio. Gli hanno dato del drogato, del malinconico, del depresso. Vogliamo sapere che fine ha fatto quel medico del 118 messo in ferie forzate per alcuni giorni dopo la morte di Mike. Vogliamo la verità su quanto è accaduto a Cittadella, a Rosà, a Bologna. Michele si poteva e si doveva salvare, questo dicono gli atti. Invece è stato rimbalzato da un posto all’altro quando bastava un emocromo per capirne il problema. E’ tutto un sistema sanitario che è sbagliato, questo va condannato”.