Essere DONNE, che FATICA.

—– L’implacabile giudizio altrui, se sei donna, inizia fin da piccoli, troppo o troppo poche forme, troppo grasse o troppo magre, troppo alte o troppo basse, troppo maschiaccio o troppo femminile, troppo vestita o troppo svestita, troppo timida o troppo socievole, troppo indipendente o troppo sottomessa, troppo ambiziosa o troppo vittima, troppo donna in carriera o troppo casalinga, Quando finalmente arriva la maturità ed una minima consapevolezza di se stesse, si deve affrontare il tempo che passa, inesorabile, ed una societa’ che impone di rincorrerlo e di cercare di fermarlo a tutti i costi.
Se da un lato si corre in supporto di Linda Evangelista, che paga il prezzo di aver ceduto alle pressione dei giornali di volerla immortalare come se non fossero mai passati diversi lustri dagli anni 90, dall’altro si e’ sempre pronti ai posti di combattimento per criticare Naomi che ancora oggi, con la sua bellezza eterna, rimane la regina delle passerelle. Un affronto, per alcuni, a tutte le donne che lottano ogni giorno con le rughe che aumentano ed il corpo che cede.
Quando l’eta avanza, il rapporto con lo specchio diventa sicuramente problematico, perché non riconosciamo quella persona che ci guarda intimidita ed imbarazzata davanti a noi. Ma il problema di questa sensazione di inadeguatezza, non e’ sicuramente la venere nera immune ai segni del tempo, ma il giudizio spietato degli altri. Non e’ un segreto che criticare la donna sull’aspetto fisico, che sia eta’, peso o ritocchino, equivale a colpire ed affondare brutalmente.
Molti di coloro che si piazzano in prima fila per difendere l’indipendenza delle donne di essere, di cambiare fisicamente, di invecchiare; fattori che non dovrebbero limitare la libertà lavorativa e sociale; sono gli stessi che poi si nascondono dietro una tastiera e vomitano di tutto “gallina vecchia”, “ormai sei passata”, “alla tua eta’”, “sei irriconoscibile”, “vergognati”, “non sei più carne giovane”, o che puniscono con insulti la volontà della donna di essere se stessa sempre.
L’invecchiamento non e’ una malattia di cui vergognarsi, il disagio nasce, innanzitutto, negli occhi degli altri, per invidia, pregiudizio e pura cattiveria.

