E non so dirti perchè ma continuo a continuare…

I Love You Word Cloud printed on colorful paper different languages 
— Mi è sempre piaciuto scrivere, lo facevo anche da ragazzina, perlopiù scrivevo piccole poesie, pensieri che rimanevano chiusi nel mio quaderno. Ho continuato nel tempo con pensieri più elaborati che erano principalmente quelli che non riuscivo a dire a voce alta scritti in fogli volanti puntualmente strappati, ne è rimasto forse qualcuno negli scatoloni delle robe vecchie. Erano le mie sensazioni, preoccupazioni, un groviglio informe di pensieri che sono riuscita a districare solo molti anni dopo, poi mi son fermata, troppo presa dalla quotidianità. Quando ho deciso di ricominciare, l’ho fatto scrivendo semplicemente di quello che vedo o sento, di esperienze mie o di altre persone, di qualcosa che comunque cattura la mia attenzione. Prevalentemente scrivo dei problemi che si possono incontrare nella vita, delle ingiustizie, di esperienze anche a volte traumatiche per sottolinearle, dargli spazio o sensibilizzare. Mi piace scrivere di vita, quella vera, di persone ‘’normali’’, non famose perché credo che la loro, dei famosi, sia un pò falsata dal ‘’tutto e troppo’’, chi non è famoso invece, non gode di privilegi, vive, a volte per come riesce, a volte per come vuole che vada. Sono esperienze che ho vissuto in prima persona o che mi vengono raccontate, magari che so, davanti a un caffè. Così, un giorno, facendo la mia lezione di Turco una mia amica racconta come si è conosciuta con il marito ed è una di quelle storie che merita di essere raccontata, che se la protagonista fosse una persona famosa, sarebbe già scritta in qualche articolo o in qualche intervista. É una di quelle storie che quando la ascolti, ti sembra di sentire la musichetta in sottofondo, quella che c’è nei film che rende le scene di amore con più amore, di odio con più odio ecc…(perché nei film, il 40% dell’intensità di una scena è dovuta alla musica è!). ‘’Io mio marito lo conosco da sempre, eravamo vicini di casa. Andavamo a giocare insieme ad altri amici nel parchetto del quartiere e lui un giorno mentre andavamo sull’altalena mi ha chiesto, – vuoi diventare la mia ragazza?-’’. Avevano 12 anni. A 15 anni si sono lasciati per un paio di mesi, ma li hanno passati a farsi i dispetti e poi si sono rimessi insieme. A 18 lui parte per il militare, sei mesi a Napoli in polizia penitenziaria. Le scrive un sacco di lettere, le scrive che la ama, che è l’amore della sua vita, che le manca, le racconta le sue giornate. Sono lettere piene di amore, traspare dalle parole e dai disegni, dai cuori, che fatti da un ragazzo di 18 anni trentanni fa ti sembra impossibile. Traspare dal racconto di Luisa che sorridendo mi dice ‘’pensa, mi scriveva anche sulle buste’’. Corrono per vedersi ogni volta che è possibile. Si sposano cinque anni dopo, affrontano come tutti, difficoltà, perdite importanti che mettono a dura prova il loro matrimonio e oggi, dopo 35 anni sono ancora sposati. È una storia bella che a romanzarla un pò verrebbe fuori un bel libro. É una storia semplice che mi fa pensare a cose all’apparenza scontate ma se scavi più a fondo scopri che non lo sono. La resistenza! Luisa e Salvatore hanno resistito, al tempo, ai problemi, al mutare dell’amore in forme diverse, alla lontananza. Come hanno fatto? Perché è così raro? E allora ripenso a quelle lettere e al racconto di Luisa, e al fatto che di tutto quello che mi ha detto, di quasi trentanni di storia, l’emozione più pura l’aveva quando mi raccontava di quelle. Allora forse mi dico, avrà fatto il pieno di amore, tipo come quando un animale va in letargo e fa scorta di grasso per non morire, può essere che l’amore sia così? Che abbia bisogno di fare il pieno di gesti, di parole, di presenza, di conferme e di coraggio quando è all’apice per resistere alle prove del tempo e non scalfirsi? Per riuscire a mutare senza disperdersi? Ti dicono che l’amore, quello vero è senza macchia, è senza errori altrimenti non è amore, mi chiedo se sia veramente così?! Perché in fondo, è comunque una persona a provarlo e una persona è fallibile. Allora forse l’amore è il saper perdonare e il non dare per scontato che si è stati perdonati? O forse è vero che esiste una sola persona per ognuno di noi che arriva quando smetti di cercarla un pò come quando hai in mente una canzone ma non sai il titolo e poi un giorno mentre sei sovrappensiero entri in un bar e puff…eccola li trasmessa alla radio? Io una risposta non l’ho ancora trovata e allora adesso lascio decantare le mie domande come si fa con il vino buono e spero che non sappiano di tappo.

