Caso Paitoni: quanta RESPONSABILITA’ c’è nelle mani della GIUSTIZIA ?

————— Secondo il principio di bigenitorialità sancito dalla legge 54 del 2006, in caso di separazione, un figlio ha il diritto a “mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ognuno dei genitori, di ricevere attenzione, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi”. A tutela di questo principio, legittimo tengo a precisare, esperti valutano entrambi i genitori e fino a che la separazione è civile tutto ok, ma quando una donna chiede la separazione perché il marito è violento, una domanda sorge spontanea, quando l’applicazione di questa legge più che tutelare un bambino lo danneggia?
Davide Paitoni, 40 anni, separazione dalla moglie ancora non formale, due denunce da parte di lei per violenza e una terza dai suoceri tanto che si è attivato un codice rosso, sembra infatti che fosse molto violento soprattutto quando era sotto effetto di alcol e droghe. A novembre, dopo diverse minacce, accoltella un collega di lavoro più volte, stavano parlando e lui lo colpisce frontalmente, alle gambe e successivamente alla schiena. L’uomo racconta di essersi salvato solo perché ha avuto il coraggio di afferrare la lama del coltello con le mani. Stiamo parlando quindi di una persona violenta, brutale, che non ha il minimo rispetto della vita altrui, eppure viene messo ai domiciliari non perché fosse un pericolo per la società ma per evitare possibile inquinamento di prove nel caso di tentato omicidio del collega.
Per le feste di natale, viene trovato un compromesso dagli avvocati di lui e della ex moglie, permettendo al 40enne di trascorrere il Capodanno con il figlio Daniele. L’ex moglie acconsente, il giudice anche, solo i nonni materni non sono d’accordo a far stare il nipote in casa solo con il padre.
Paitoni infila un pezzo di stoffa nella bocca del figlio per evitare che urli, il che fa pensare che il bambino fosse consapevole di quanto stesse per succedere e lo accoltella alla gola, nasconde il corpo in un armadio e attacca un foglio con scritto “Non aprite l’armadio”, il tutto con il padre in casa che avendo problemi di udito non si è accorto di niente, poi con la scusa di riportare il figlio dalla ex moglie, si presenta dai suoceri, accoltella la suocera più volte, cerca di uccidere l’ex moglie poi scappa nei boschi. Nella sua auto trovano cocaina. Nella lettera lasciata sul cadavere di Daniele, scrive che è un gesto fatto per vendicarsi della moglie.
Ora, già tutto questo fa venire la nausea, quando in più il GIP di Varese pronuncia frasi infelici come “ un dato che può apparire paradossale è la madre che porta il figlio dal padre, un gesto incompatibile con qualsiasi allarme che un precedente atteggiamento di lui avrebbe potuto destare”, come a volerla colpevolizzare della morte del figlio. Quasi come se lei avesse avuto scelta. Chi glielo spiega del senso d’impotenza di una donna che ha subito violenza?. Bisogna invece chiedere, e voi dove eravate? Come si può permettere a un essere del genere di passare del tempo con il figlio? Come possono degli avvocati prendere accordi così insensati? Come è possibile che un codice rosso con tre denunce e un tentato omicidio non sia già in tribunale? Chi deve proteggere una donna e il suo bambino? Come si può giudicare non pericoloso per la società un uomo che accoltella ripetutamente un collega?
Questo è un epilogo triste, un copione già scritto in troppi casi, prova del fatto che qualcosa nel mezzo tra denuncia e salvezza manca.
Daniele Paitoni 7 anni
Federico Barakat 9 anni
Gloria Danho 2 anni
Elena Bressi 12 anni
Diego Bressi 12 anni
Francesca Pontin 15 anni
Pietro Pontin 13 anni
e purtroppo molti altri…

