38 Passi
——- Il concetto di Bene e Male è oggetto di studio e di riflessioni dai tempi dei tempi. Filosofi, poeti, psicologi, narratori, ognuno nella propria epoca, corrente filosofica o letteraria si è interrogato almeno una volta su cosa sia il Bene e il Male. Secondo Platone (428 a.C.- 348 a.C.) il Bene è la fonte di tutto ciò che è e lo spiega con la metafora del sole che innalzandosi in cielo illumina tutto ciò che tocca con i suoi raggi, il Male di contro, non può che essere interpretato come il non essere. Hegel (1770-1831) descrisse il bene come lo scopo del mondo e il male come sua antitesi. Secondo Hobbes invece (1588-1679) il Bene non è altro che l’oggetto del nostro desiderio e il Male l’oggetto del nostro rifiuto.
Kant (1724-1804) spiega il concetto di male radicale ovvero una predisposizione al male che è alla base del comportamento di tutti gli individui. Secondo Leopardi ogni cosa materiale è male ma condizione necessaria all’ordine naturale delle cose mentre il Bene è il non essere. Il concetto spazia da una visione più ampia, universale, a una più personale, soggettiva. Quello che possiamo notare è che varia anche in base alla percezione, all’etica, quello che è sbagliato per me può non esserlo per un’altra persona e questo è anche giusto secondo una visione inclusiva che il diverso è sacrosanto, ma dov’è il limite?
Ognuno di noi ha al suo interno entrambe le facce, e a volte si trova a dover fare i conti con quella più oscura. È capitato a tutti di affrontare periodi in cui la rabbia, il male hanno preso il sopravvento, ma cosa è che ci ha impedito di andare oltre? Sembrano domande sciocche perché ai più è ovvia la risposta ma è evidente, da quello che succede ogni giorno, che invece non lo è. È una condizione ormai generale quella di approcciarsi al prossimo, che sia per lavoro, per amicizia o per amore in maniera individualistica, egocentrica e questo blocca lo scambio che invece dovrebbe avvenire naturalmente.
Che cosa può darmi questa persona? Questa è l’impostazione. Ogni scelta che compiamo è basata sull’egocentrismo e quando la tua etica e la tua percezione di giusto e sbagliato è fuorviata, compromessa, niente ti ferma, nemmeno il legame che dovrebbe essere sacro tra madre e figlia. É un rapporto complesso che passa dall’amore più totale a momenti di estremo scontro ma è anche quello che non ha eguali, o almeno così dovrebbe essere. Laura Ziliani quando ha partorito le sue figlie Paola e Silvia, le ha cresciute, le ha educate, le ha protette, le ha consolate quando hanno perso il padre, le ha amate eppure questo a loro non bastava, volevano di più.
Volevano il patrimonio, volevano essere libere dal controllo, in loro quell’etica, quell’empatia che dovrebbe fermarti dal sorpassare la soglia non ha funzionato. Laura è scomparsa a maggio e ritrovata tre mesi dopo. È stata sedata con farmaci che ne inibiscono la capacità di difesa poi soffocata presumibilmente con un cuscino. Le figlie non hanno fatto tutto da sole, avevano come complice Mirto che aveva una relazione con entrambe. Altro ruolo da definire è quello dei genitori di lui che il giorno dopo la scomparsa di Laura hanno cercato di affittare le proprietà di lei. Una storia che ha dell’inverosimile, due figlie che non vedono più la madre come famiglia, ma come qualcuno che gli deve qualcosa e se non vuole darglielo se lo prendono.
Leggevo un’intervista della criminologa Bruzzone a Il Giornale secondo la quale le due erano circuite dalla personalità narcisistica di Mirto tanto che senza di lui probabilmente non avrebbero commesso il fatto, cito testualmente “quanto al movente qui, secondo me, c’è un elemento in più rispetto agli altri omicidi familiari. Abbiamo due sorelle che a mio modo di vedere non brillano per una personalità molto solida e un soggetto terzo che riterrei il possibile regista di questa vicenda, Mirto”. Ecco io non voglio nemmeno prenderla in considerazione questa versione, significherebbe quasi renderle meno colpevoli di un gesto che efferato e crudele è dir poco.
Non me la sento per Lucia, la terza figlia che ha un disturbo cognitivo, non me la sento perché le due avevano premeditato tutto, per i cellulare resettati per evitare che i carabinieri trovassero tracce, per il corpo che è stato tenuto nascosto, per i materassi buttati in discarica, per la paura che Laura aveva delle figlie confessata a un’amica, per i 38 passi che l’applicazione del suo telefono ha contato la mattina che è stata uccisa, i suoi ultimi 38.




