Riforma PENSIONI: il GOVERNO opta per l’Ape Sociale dopo la QUOTA 100 ???

—- Maria Vittoria CORASANITI — Occhi puntati sulla riforma delle pensioni, in molti si stanno chiedendo cosa succederà dopo il 31 dicembre 2021, quando non si potrà più far riferimento alla Quota 100. Tante sono state le proposte, si è parlato della “Quota 41“, ossia la pensione anticipata con con 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Per poi passare alla “Quota 102“, ossia, 63 anni di età e 39 di contributi oppure 64 anni di età e 38 di contributi. Richiederebbero però una spesa molto alta, che attualmente non è possibile affrontare.

Molto probabilmente verranno prorogati sia l’Ape Sociale e sia l’Opzione Donna. Sul versante politico, molteplici sono le opinioni ed i dibattiti. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, va avanti sulla sua linea, puntando sulla continuità ed estensione  dell’ Ape Sociale come possibile ed unica soluzione dopo la Quota 100. 

“Per superare Quota 100, torneremo al nostro progetto dell’Ape Social. Per superare il Reddito di Cittadinanza, torneremo al REI.” 

Diverso è il pensiero e la volontà della Lega, che si dibatte per la permanenza della Quota 100, si creerebbe un fondo dai soldi risparmiati dall’dall’abolizione del Reddito di Cittadinanza. Giuseppe Conte leader del Movimento 5 Stelle dice di no, e che il problema delle pensioni è un problema urgente da risolvere. 

“A dicembre scadrà quota 100. Avremo uno scalone di 5 anni. Si parla molto di quota 41, ossia di consentire la pensione a chi ha 41 anni di contributi, ma sarebbe molto onerosa. Avviamo piuttosto un confronto per ampliare la lista dei lavori gravosi ed usuranti sulla base dell’indice Istat di speranza di vita. Sarebbe un percorso razionale ed equo. L’alternativa è il pensionamento anticipato a 63 anni in base alla sola quota contributiva, con la possibilità a 67 anni di una integrazione in base alla quota retributiva”. 

Al momento l’opzione più attendibile per il governo, e che quindi molto probabilmente vedremo inserito nella prossima Manovra di Bilancio sarà la proroga e l’ampliamento  ad altre categorie di lavoratori dell’Ape Sociale.

Cos’è l’Ape Sociale?

È uno strumento previdenziale sorto sotto il Governo del PD che prevede l’anticipo pensionistico a 63 anni di età per diverse attività di lavoratori.

In ogni caso unico punto fermo di tutti i partiti, è quello di non riproporre la riforma Fornero.

Chi potrà accedere all’alpe Sociale

Attualmente possono accedere solo i disoccupati in seguito ad un licenziamento, che non possiedono altri strumenti di sostegno, ed hanno almeno 30 anni di contributi. Invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%. Potranno accedervi anche i caregiver famigliari, che assistono il coniuge o un parente di primo o secondo grado convivente, che possiede handicap con gravi difficoltà. Lavoratori dipendenti rientranti in un elenco di “riferimento” di 15 attività considerate particolarmente usuranti o pericolose. Aspettando un estensione ad altre categorie, se dovesse essere prorogata nel 2022.

Sul tavolo delle trattative dei sindacati e Ministeri, vi è anche la riformulazione dell’Opzione Donna. Tutte le donne che possiedono 35 anni di contributi e 58 d’età e 59 se autonome, hanno la possibilità di chiedere di andare anticipatamente in pensione, con assegno interamente contributivo. In ogni caso andrà fatta una scelta entro la fine dell’anno, altrimenti come riportato dal quotidiano “La Stampa”, nonostante i dissensi dei partiti, si tornerà alla riforma Fornero. Questo perché non è mai stata abolita ma soltanto sospesa dal governo Conte 1, con l’introduzione Quota 100. Paolo Capone (Ugl)  ha dichiarato:

“Pertanto, come UGL, continueremo a ribadire l’importanza di mantenere meccanismi di flessibilita’ in uscita e la necessita’ di prevedere strumenti che tutelino in particolar modo i lavori usuranti. In tal senso, auspico la convocazione di un tavolo tra Governo e parti sociali per discutere di una riforma complessiva del sistema pensionistico che sia fondata su un presupposto imprescindibile, ovvero il diritto di ogni lavoratore ad andare in pensione dopo 41 anni di versamenti”.

Su “Repubblica” gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti, hanno invece hanno fatto un’altra proposta che sicuramente farà discutere molto:

“Si può andare in pensione quando si vuole, a partire da 63 anni, ma accettando una riduzione attuariale, che oggi si applica alla sola quota contributiva, sull’intero importo della pensione, cosi come proposto dall’Inps 6 anni fa”.

In riferimento alla Quota 100, riportiamo però l’ Art. 14 del Decreto n. 4/2019 comma 1, secondo il quale: “Il diritto conseguito entro il 31 dicembre 2021 puo’ essere esercitato  anche  successivamente  alla predetta  data, ferme restando le disposizioni del presente articolo”. 

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