MISSION COMPLETE

— E’ appena partito l’ultimo volo italiano dall’Afghanistan. L’Italia chiude ufficialmente la disperata evacuazione, iniziata frettolosamente e che, fino all’ultimo aereo, ha tenuto tutti con il fiato sospeso. Da quando i Talebani hanno conquistato Kabul, l’ambasciata ed i militari italiani, con le altre delegazioni straniere, si sono stazionati dentro l’aeroporto per coordinare e gestire le operazioni per portare in salvo, non solo i cittadini italiani presenti sul territorio, ma anche tutti i civili afgani, che hanno collaborato in questi 20 anni con il nostro paese.
Sono stati giorni concitati, in cui il mondo e’ stato testimone dell’angosciante corsa verso la salvezza di migliaia di afgani, ammassati su quelle mura che dividevano il futuro da una morte sicura. Una lotta contro il tempo per riuscire a far partire il maggior numero di persone, portarle al sicuro e regalare una nuova vita.
Il simbolo di questa pericolosa operazione e’ il console Tommaso Claudi, ultimo diplomatico italiano rimasto a Kabul. Elmetto, giubbotto antiproiettili, jeans e scarpe da ginnastica, in piedi sui container per avvistare uomini e donne da mettere in salvo, sul muro per aiutare i bambini ad entrare in aeroporto; in continuo contatto con il ministero della Difesa, Farnesina ed intelligence per aggiornare la lista del ponte umanitario. Una mano sempre protesa per non lasciare nessuno indietro.
La “squadra” Italia ha portato avanti un lavoro indescrivibile, con altruismo e umanita’, ma soprattutto con passione e cuore; grazie a loro 4890 civili afgani avranno la possibilità’ di avere un futuro diverso e molti italiani sono riusciti a tornare a casa dalle famiglie. Una missione molto delicata e complicata, riuscita grazie al sacrificio ed alla professionalità’ di tutti gli ingranaggi di un meccanismo complesso, che hanno lavorato senza sosta in un clima di pericolo e paura.
Il pensiero, oggi, e’ per chi ha perso la vita in una missione durata venti anni e distrutta in pochi secondi; alle persone morte nell’attentato di due giorni fa; a coloro che non sono riusciti a raggiungere l’aeroporto ed al tutto il popolo afgano abbandonato ad un destino incerto. Da domani si dovrà lavorare su come poterli aiutare in modo diverso e costruttivo.

