La Mia Kabul

— Era il 24 febbraio 2002 e con un Hercules 130 preso a Pratica di Mare ci imbarchiamo per Kabul per iniziare la nostra missione umanitaria con Patch Adams, il dottor “Sorriso” e con i soldi del Comune di Roma e la sensibilità del Sindaco Walter Veltroni partiamo per restare in Afghanistan circa 40gg.

L’idea del progetto del mio amico ormai scomparso Stefano Moser, regista e videomaker, Serena Roveta la sua compagna, prevede un messaggio di pace ed amore in una terra già allora molto provata da un Regime, quello Talebano che non da scampo e prevede una insana gestione della vita comune.

Eravamo una quarantina tra tecnici, operatori, tra  gli altri con noi c’era Stefano Rolla, Produttore televisivo, morto a Nassiria qualche anno dopo e diversi “Artisti di Strada” o di corsie di Ospedale da ogni parte del mondo, il tutto capeggiati da Patch ed il fratello che con musica e sketch hanno portato un momento di colore e di serenità ad un Popolo che aveva ed ha bisogno di tutto ancor prima della sua libertà.

Non nascondo che in noi c’era una sorte di eccitazione ma anche di paura, andavamo nel cuore armato del mondo dove c’erano tutti, Americani, Russi, Francesi, Inglesi e tutte le Agenzie di Intelligence operanti in un momento di grande instabilità e dopo che il Presidente Bush figlio, aveva molto prematuramente annunciato qualche mese prima la fine della Guerra e la liberazione di Kabul…infatti proprio come diceva !!!

Ricordo che poco prima di atterrare, dopo alcune ore di volo io notavo un militare che con una cuffia collegata guardava fuori dal finestrino con attenzione, io curioso per natura gli chiedo: ”Ma che stai a controllà?” 

Lui con una frase sibillina che non lasciava dubbi: “Se partono”!

Insomma…stava attento a vedere se la contraerea Afghana ci sparava addosso lanciando i missili (!)…capite che mondo andavamo a vivere, noi Italiani che con una pacca sulle spalle e du’ spaghetti passiamo la giornata.

L’impatto non era e non poteva essere diversamente di alta pericolosità, che poi abbiamo avuto modo di capire a seguito di episodi che ci sono capitati.

Il primo, il giorno dopo come arrivati, noi usavamo un Pulman per spostarci e le prime volte eravamo scortati dai Carabinieri del “Tuscania” e facevamo delle consegne alimentari oltre a spettacoli in strada degli Artisti e Clown che davano il meglio di loro per alleviare almeno in quel momento la dura vita degli Afghani tutti.

O non proprio tutti,  perche’ qualcuno non  era contento di vederci e di assistere alle nostre perfomances o forse non abituati, oppure erano tutti d’accordo con quello che vedevano e che noi rappresentavamo, ci hanno preso a sassate anche se non abbiamo avuto nessuna conseguenza ma ci fù il primo segnale ostile.

Un altro giorno io e Massimo, un volontario che all’occasione fungeva da tecnico e supervisore, andammo a fare un sopralluogo a quello che restava del Palazzo Imperiale ormai un rudere e mentre vagavamo all’interno di quello che restava della struttura, sentiamo un sibilo ed un colpo contro il muro…si ci avevano sparato addosso e per fortuna senza conseguenze.

In 40gg abbiamo visitato diverse zone del paese trovando diverse contraddizioni ma comunque un territorio devastato da anni di scellerata dittatura Talebana.

Abbiamo visto dove erano i Buddha nel Bamiyan, distrutti dagli Studenti Islamici, e li’ abbiamo avuto il sentore che le donne avessero un ruolo più forte nella società, poi siamo andati sulla Tomba di Ahmad Shan Massud nel Panishir, un Eroe oppositore dei Talebani che fu ucciso da un attentato qualche giorno prima  delle “Torri Gemelli” ad opera di due finti Giornalisti. 

Abbiamo girovagato nel territorio Afghano senza strade per lo  più, oppure solo strade rurali e disconnesse, più volte abbiamo dovuto guadare ruscelli ed arrampicarci su strade fangose senza nessuna protezione, un paesaggio avaro di beni agricoli ma pieni di mezzi militari Russi abbandonati e nessuna abitazione a perdita d’occhio ma a volte si incontravano persone che camminavano e non riuscivamo a capire da dove fossero spuntati.

Un momento che nessuno dimenticherà mai è stata la visita che abbiamo fatto all’Ospedale “Indira Gandi” di Kabul, abituati alle nostre strutture, li abbiamo visto davvero la nostra fortuna, noi che ci lamentiamo per ogni cosa e non pensiamo che c’è chi non ha nulla davvero.

Bimbi e non solo, abbandonati al loro destino, curati con un’aspirina perché non hanno altro, lacrime che non ci sono più nei loro occhi, volti stremati dal dolore dove si legge solo una rassegnazione colpevole sapendo di non avere nessuna speranza, la nostra vita diversa ci fa comunque sentire in colpa e sul Pulman al ritorno ognuno di noi era devastato ed impotente, per quello che avevamo visto e vissuto, rabbia e voglia di gridare al mondo…PERCHE’ ???

Siamo andati poi anche all’Ospedale della Croce Rosa diretto da Alberto Cairo, un medico Italiano che ha dato “gambe nuove” seppur di legno alle migliaia di Afghani vittime delle mine, un grande uomo che fa onore all’Italia intera, come un altro grande uomo, purtroppo appena scomparso, ci ha reso orgogliosi, Gino Strada che per anni ha impegnato la sua vita e la sua opera per gli “ultimi” ed ha Kabul, ma non solo lì,ha costruito un Ospedale, EMERGENCY, dove negli anni ha guarito migliaia di vittime di guerra, Onore a te Gino !!!

E’ la prima volta che ripasso a memoria quei giorni che ho voluto colpevolmente dimenticare come se non sapessi che lì c’era gente che non era fortunata come noi, seppur nel nostro ci lamentiamo comunque, l’essere umano è insoddisfatto di suo, ma chi deve essere davvero fortunate ad essere nate lontano da quel mondo sono le donne e vi giuro che non potete immaginare perché è peggio di come pensate.

Ho tanti aneddoti da raccontare ma ci vorrebbe un libro e non me la sento, vi racconto cosa abbiamo vissuto allo Stadio dove è stata organizzata una “partita” del loro sport più diffuso il Buzkashi o “KOKPAR”, e cioè a galoppo di un cavallo e accaparrandosi una testa di capra, con la stessa debbono  centrare un cerchio all’interno del campo Sportivo.

Ebbene la prima volta che siamo andati a fare un sopralluogo abbiamo potuto vedere le forche dove impiccavano gli oppositori del Regime Talebano che facevano ancora bella mostra di se…!!!

L’8 marzo del 2002 per la prima volta  e disposte in un settore con l’obbligo di non alzarsi o quanto meno sporgersi, le donne furono ammesse a vedere una partita, capite come vivono lì, leggevamo incredulità nei volti delle fortunate donne(!) mentre non a tutti piaceva l’idea che avessero avuto questa opportunità…la differenza socio culturale deriva dal fatto che loro, credo stiano 500 anni solare indietro e non avendo avuto il periodo del Medio Evo, dovranno fare un lungo percorso di conquiste civili, ma forse  non interessa a molti…forse boh

Noi vivevamo nella zona delle Ambasciate e avevamo due villette con uno cortile ed al mattino venivano gli Afghani a chiederci qualcosa che avevamo portato per loro dall’Italia,  da vestiti a generi alimentari e mentre c’era qualcuno che veniva a venderci artigianato locale, tra questi c’era una donna che con un rigoroso Burqua, aveva destato la curiosità di noi tutti e non perché donna ma volevamo vedere che volto si nascondesse sotto quel velo.

Io sono stato il più sfacciato ed una mattina si fece convincere a farci vedere il volto, noi eravamo 3 o 4 e con noi una donna, dietro un angolo della villetta lei si alzò il velo e noi vedemmo per un attimo un volto molto bello di una donna che in quel momento si sentiva gratificata.

Abbiamo fatto attenzione che nessuno vedesse questa circostanza affinchè la nostra amica non potesse avere conseguenze, ma purtroppo non andò cosi’, quella mattina fù l’ultima volta che la vedemmo, non sappiamo cosa le sia successo e ogni volta penso che non abbia avuto conseguenze per colpa della nostra stupida curiosità ma non ne sono sicuro e questo è un mio senso di colpa che mi porto dietro visto come agiscono nei confronti di donne che vorrebbero solo essere libere di vivere una vita che non appartiene ad altri che a loro.

Le notizie che sento nelle ultime ore, le immagini di esecuzioni di donne in strada e la necessità di scappare da un Paese che per colpa di scelte politiche molto colpevoli è ritornato nel più profondo incubo, mi fanno ricordare quel periodo che avrei voluto cancellare per la inumana vita che esseri umani sono costretti a vivere.

Comunque a seguito di questa nostra esperienza è stato ricavato un Docu-Film con a titolo “Clown in Kabul”, siamo stati anche alla Mostra del Cinema di Venezia ad agosto 2002, vi invito a vederlo, così capirete e guarderete cose impensabili per molti di noi e vi renderete conto quale  era quella realtà che  adesso sarà ancora peggio.

Europa, America…colpevoli di tutto questo, spero che un Dio aiuti il Popolo Afghano

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