Il MALE dell’INFORMAZIONE

— Qualcosa, negli ultimi anni, si e’ perso tra le parole dei giornalisti italiani. In un mercato “sporcato” dal  web e dai social media, i maestri della penna si sono piegati alle superficiali leggi del clickbait, dell’engagement e dell’interazione. Parametri che oggi sono più importanti di ciò che si scrive, valori determinanti per la vendita della pubblicità e per la sopravvivenza del giornale stesso.

I titoli, man mano, sono diventati più provocatori e stuzzicanti, i testi più pungenti ed offensivi; giocando sull’emotività e la curiosità del lettore. Gli articoli hanno perso funzione informativa, ed hanno acquisito il ruolo imbarazzante di contenitori superficiali e insolenti, perdendo il valore dei contenuti.  

I toni pacati sono solo un lontano ricordo, le notizie vengono urlate e devono assolutamente avere il sapore del sensazionale. Il livello sta precipitando rovinosamente, l’informazione si sta pericolosamente avvicinando al becero gossip e ad un giornalismo che predilige offese e volgarità. 

Come I fiumi di parole usati per commentare i risultati della delegazione italiana alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Per i podi mancati si e’ gridato al fallimento ed al fiasco. Gli argenti ed i bronzi descritti come disfatte e delusioni. Il successo dell’oro contornato da notizie che nulla hanno a che fare con l’impresa appena compiuta. Alcuni atleti sono stati prima massacrati poi osannati, e viceversa, nel giro di poche ore. 

Con 40 medaglie, adesso, si celebrano gli sportivi italiani, ma la verità è che non e’ stato dato il dovuto rispetto a chi e’ approdato in Giappone per giocarsi i sacrifici di una vita, in una manciata di secondi. Il traguardo di partecipare alle Olimpiadi, e di raggiungere la finale dovrebbe essere celebrato come una grandissima vittoria. Il podio ed il tanto agognato oro sono le ciliegine sulla torta in un percorso già di per sé eccezionale. 

L’esperienza italiana e’ passata da essere raccontata come la spedizione più fallimentare di sempre alla delegazione che ha conquistato un risultato che rimarrà nella storia. I comunicatori italiani passeranno, invece, alla storia per riuscire a demolire per poi glorificare in un batter d’occhio. 

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Direttore Editoriale: Maurizio Sorge

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