Se POSSIBILE vorrei una PELLE più spessa, con questa si SENTE praticamente TUTTO. 

— ‘’Non mi vedo. Non so chi sia quella persona. È una carcassa. Ossa, pelle, solo questo. Non mi riconosco. Ho i denti consumati dall’acido. L’ho fatto ancora. Non mi piace ma che scelta ho. Forse dovrei smettere, si forse dovrei. No! No! Non posso! Come faccio sennò. Forse dovrei fare più allenamento…magari si…forse…forse dovrei farlo ancora. Si forse dovrei farlo una volta in più. Si, vomiterò ancora!’’. Non so esattamente quali siano i pensieri che passano nella testa di una persona con disturbi alimentari. Forse magari neanche pensa in quel momento, lo fa e basta credendo di non avere altra scelta, ma io me lo sono immaginato così il momento in cui chi ne soffre si confronta con lo specchio. È un confronto scomodo. In quello specchio c’è tutto il suo disagio, tutta la malattia e la sua dipendenza da essa. I fattori che possono portare al disturbo alimentare sono molteplici, di base c’è un disagio però. Che possano essere problemi relazionali o inerenti al fisico, partono tutti comunque da un senso d’inadeguatezza. Inadeguatezza nei confronti di uno stereotipo imposto dai social che porta all’emulazione. La maggior parte degli adolescenti vive in funzione di ciò che vede lì. Influencer perfette che grazie al loro fisico perfetto riescono ad avere successo, quale miglior esempio da seguire? E se non hai quella fisicità, qual’è l’unica strada che hai per assomigliargli? Melania ha cominciato in fase preadolescenziale mangiando tutto quello che aveva davanti. Lo faceva perché era inadeguata per le persone che le stavano intorno. L’unica con una carnagione scura, adottata e figlia di testimoni di Geova. Tutto quello che viveva in quel momento la faceva sentire esclusa. La bulimia però arriva alle superiori perché la sua costituzione non era ottimale. Si perché purtroppo la società, la moda, la TV, i social, a un certo punto hanno deciso che per essere considerato accettabile devi avere un determinato peso, forma e colore influenzando il pensare comune. Melania non corrispondeva a questa descrizione e non era più una persona, era solo un involucro imperfetto. Nessuno si è accorto che lei vomitava, nemmeno quello che è diventato il marito se n’è accorto, anzi, elogiava la sua magrezza. Nemmeno quando è rimasta incinta, che invece di aumentare di peso lo perdeva, nemmeno lì qualcuno si è accorto. L’essere così invisibile agli occhi di chi avrebbe dovuto amarla e proteggerla, fa si che la sua malattia duri 15 anni. La forza di uscirne la trova da sola, si cura, si affida a un centro e riesce a tenere sotto controllo la malattia. Questa non vuole essere un accusa, ma un sottolineare quello che spesso succede a una persona che ne soffre. I sintomi passano inosservati. Melania aveva solo bisogno di essere vista. È una richiesta di aiuto mascherata. Non è mai semplice ammettere che il proprio figlio ha un problema, non è mai semplice ammettere che se appena mangiato si chiude in bagno con la musica alta è perché sta vomitando. Non è semplice ammettere che un dimagrimento importante dipende da un problema e non piuttosto dalla crescita adolescenziale. È sempre estremamente difficile chiedere come stai quando inconsciamente hai paura della risposta. Ammettere che quello che si sente in TV non rimane lì, dietro lo schermo, ma è in casa, sotto gli occhi. È un mostro grande il disturbo alimentare, è duro da sconfiggere. Ci vogliono le armi giuste, ci vuole una forza enorme per affrontarlo, ci vuole di chiedere aiuto, al medico di competenza, in ospedale, a uno psicologo, ai centri specializzati, che tu sia la persona che ne soffre o il genitore che se ne accorge. Ha bisogno di essere visto, notato e non classificato come passeggero. Non lo è, non passa. Chiedete una volta in più ‘’Come stai?’’  ascoltate la risposta o la non risposta, il disturbo alimentare è lì e ha bisogno di essere messo sotto la lente d’ingrandimento per rimpicciolire, ma è possibile, a ogni passo, a ogni aiuto, diventa sempre più piccolo. 

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Direttore Editoriale: Maurizio Sorge

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