“COSTA CONCORDIA” 10 anni dopo

————- Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, la nave Costa Concordia naufragò al largo delle acque dell’isola del Giglio.
Un “tragico inchino” che fece di una spensierata vacanza una tragedia mortale per 32 persone e un segno indelebile nella mente e nel cuore dei sopravvissuti e degli abitanti dell’isola, primi soccorritori.

La nave partita da Civitavecchia abbandona la rotta per Savona e si dirige verso il Giglio per effettuare “l’inchino” davanti alle case di Giglio Porto.
Al comando dell’immensa imbarcazione c’è Francesco Schettino.

L’errore è fatale, e il lato sinistro della Costa Concordia colpisce uno degli scogli affiorati dall’acqua, un boato, un fortissimo impatto che provoca uno squarcio di 70 metri di lunghezza.
Una grande falla che comincia ad imbarcare acqua e che fa saltare quadri elettrici e la zona motori.

Il panico prende il sopravvento e la nave non è più gestibile, fino a quando si inclina bruscamente sul lato di dritta verso gli scogli di Punta Gabbianara.

Sette fischi d’emergenza, gli ospiti della nave indossano i giubbotti di selvaggio ma non tutti li hanno, e sempre più in preda ad ansia paura e sgomento alcuni si dirigono verso le scialuppe di salvataggio, altri scivolano in mare, le acque sono molto fredde…

 “Abbandonare la nave, abbandonare la nave” è il messaggio diramato ufficialmente dagli altoparlanti.
La nave è ferma , incastrata sugli scogli ad un centinaio di metri dalla riva.
E’ buio, fa freddo e la paura di morire non rende lucidi i passeggeri ed il personale di bordo che non si rendono conto di avere terra ferma abbastanza vicino.

E’ a mezzanotte circa che la Costa Concordia ferma il suo cammino , conclude la sua vita e si piega in modo definitivo sugli scogli.

Una storia di errori e di “atteggiamenti vigliacchi” che fece tramontare la nave più grande passeggeri italiana dopo il Titanic.
Sono passati 10 anni e ancora oggi i sopravvissuti subiscono conseguenze psicologiche ricordando ogni attimo e rivivendo il fatto nella loro memoria.

Tante colpe e tanti colpevoli, tra i quali simbolo negativo di questa storia divenne il comandante Schettino, che sta scontando una condanna di 16 anni.
L’inchino della Concordia fu opera sua cosi come i ritardi temporali nel dare l’allarme.

Una storia di misteri e ombre, di paura e di strazio, che rubò la vita a 32 persone e ne segnò per sempre più di 4000.

Oggi l’ultima celebrazione pubblica, una giornata della memoria, doverosa nei confronti delle vittime e delle famiglie.

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Direttore Editoriale: Maurizio Sorge

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